“Mamma mi presti la PostePay?”

Questa mattina ero in ufficio, non possiamo utilizzare il telefono personale, ma in via ufficiosa, per qualche minuto di pausa, non fanno mai storie. Io poi ho mia figlia a casa in questi giorni perché è malata, sta saltando la scuola ed è da sola con mia madre, quindi ho chiesto al mio capo se posso tenere sulla scrivania il telefono in caso di bisogno da parte sua, se dovesse chiamarmi.

Il mio capo mi ha detto che non c’è assolutamente nessun tipo di problema, e così ho fatto. Ho tolto le notifiche di Facebook e di Whatsapp, lasciando soltanto quelle per telefonate ed SMS, così da stare tranquilla che il mio ufficio non venga inondato di trilli e suoni irritanti.

Questa mattina sento vibrare la scrivania e parte la suoneria delle papere che ho impostato – e che non mi ricordavo facesse così tanto rumore, forse dovrei cambiarla per quando sono a lavoro -, guardo sul display e vedo il numero di casa. Preoccupata rispondo: era mia figlia. Ancor più preoccupata le chiedo se c’era qualche problema e se aveva bisogno di qualcosa, mi risponde di sì.

Preoccupata a livelli epici, mi comincio a sentire il cuore in gola e subito faccio mille pronostici su quel che mi dovrà dire. Mi sento svenire o mi fa malissimo lo stomaco e non riesco a respirare erano solo le più rosee speranze in una coltre di nero assoluto.

Mamma mi presti la PostePay? Era questo che mi aveva chiamato. Irritata e su tutte le furie, ma, per sua fortuna, impossibilitata a urlare visto il contesto, le ho chiesto perché: “Mi è arrivata una mail con scritto visita il sito web per maggiori informazioni con un sacco di phon per capelli, me ne serve uno nuovo e lo voglio comprare, ma ti rido i soldi!”. Le ho chiesto perché, nonostante fosse a casa malata, mi sembrasse così vivace e vitale, mi ha detto che la notizia l’aveva rimessa al mondo.

Ok, allora domani torni a scuola” le ho detto. “Va bene mamma, ma me la presti la PostePay?”

Bisogna volersi bene!

Sono una psicologa che, durante i suoi appuntamenti con i vari pazienti, non fa altro che ripetere la stessa frase “Lei si deve voler bene!”. Cosa significa? Tutto e niente, dato che per alcune persone è pressocché impossibile – altrimenti non si spiegherebbero coloro che si rovinano e si distruggono a poco a poco, alcune patologie psicofisiche disastrose e molto altro ancora.

Tutta la negatività che per forza di cose respiro con il mio lavoro, cerco di scaricarla facendo tante cose per me stessa: mi coccolo, mi dico ti voglio bene con piccoli, semplici gesti attraverso i quali cerco di gratificarmi. Un esempio? I massaggi. Adoro andare al centro massaggi una volta al mese e farmi rimettere a posto la schiena, bevendo dell’acqua al cetriolo fresca e mettendo sul volto una maschera esfoliante.

Oppure il parrucchiere. Ci vado una volta ogni due mesi, circa, solo per ricordarmi che sono importante, per ricordarlo a me stessa, per rendermi più carina. Anche lo shopping semplifica le cose: una mattina, guardandomi allo specchio, ho notato di aver messo su qualche chilo visibile sui fianchi e sull’addome. Non mi sono buttata giù, ma ho deciso di reagire comprando una cyclette Diadora che mi aiutasse a ritornare in forma.

I miei pazienti a queste cose non ci pensano mai: vanno dal parrucchiere, a fare i massaggi, a comprarsi ciò che vogliono, ma ci vanno con una mentalità sbagliata. Vanno perché devono andare, perché hanno un matrimonio, perché hanno una serata in discoteca. Nessuno, nella mia carriera, mi ha mai detto ci vado perché mi piace e mi fa star bene. Che poi, facendoglielo notare, si accorgono anche loro di fare tutte quelle cose per lo stesso motivo che, a differenza mia, tengono chiuso a livello inconscio.

Bisogna volersi bene e dirselo, di tanto in tanto, credetemi.

La mia routine del mattino 

Seguo molte fashion e beauty blogger, non mi perdo mai neppure un loro post perché mi piace scoprire sempre nuovi segreti di bellezza di altre ragazze. Ebbene, ho visto che uno dei trend degli ultimi periodi, in quanto a blog (ma anche su youtube) è quello di descrivere la propria “morning routine”, la routine che ogni mattino si fa prima di uscire per andare a lavoro o di dedicarsi alla propria casa. Ecco qual è la mia:

  • Ore 7:00

Mi sveglio e mi alzo subito dal letto, mi fiondo verso la cucina e mi preparo subito il caffè. A seconda della mattinata e del mood, mi concedo o una classica colazione con latte e biscotti, o qualcosa di salato.

  • Ore 7:30

E’ il momento del trucco, prima passo la crema idratante sul volto e la lascio in posa per qualche minuto. Nel frattempo prendo il Silk Epil e lo passo nelle zone che ne hanno bisogno, dopodiché passo al fondotinta e alla cipria. Un velo di eyeliner, un po’ di mascara, un po’ di blush e sono pronta. Non amo truccarmi troppo pesantemente al mattino, lavoro come commessa in un centro commerciale e non voglio mettere a disagio i miei clienti presentandomi con troppo make up.

  • Ore 8:00

Prima di uscire controllo che Pippo, il mio gatto, abbia pappa e acqua in abbondanza. Una carezza al miciotto, che generalmente se la dorme beato, e via verso la macchina che prendo per andare a lavoro!

Una cena al pub

Una cena al pub a base di hamburger, patatine fritte e birra.
Molto molto classica direi, ma affatto male.

Sono andato a cena con alcuni miei amici. Non sapevamo dove andare in realtà, poi abbiamo optato per una cosa facile e immediata: il pub.

Abbiamo preso varie cose. Chi pizza, chi piadine, chi panini con petto di pollo, chi hot dog, chi cibo bavarese, chi hamburger. Tutti abbiamo preso la birra, ma è ovvio che anche in questo caso di tipologie e gradazioni differenti: dalla chiara, alla rossa, all’artigianale, weiss. Anche chi ha preso la chiara non l’ha presa mai uguale. Birre chiare di marche diverse. Insomma, siamo stati sperimentatori.
Su una cosa però tutti siamo stati d’accordo. Le patatine fritte. Quelle non potevano mancare e le abbiamo prese tutti, anzi, quasi tutti, perché c’era chi ha preso dei piatti specifici in cui o le patatine c’erano ma fatte in un altro modo oppure non ci si sarebbero abbinate bene.
Ad ogni modo le patatine fritte in quel pub sono molto buone. Croccanti al punto giusto. Magari le hanno cotte con una friggitrice professionale. Sicuramente è andata così. Ma del resto chi se ne frega. Sono buone e basta.
Anche il resto del cibo era buono.
Buona anche la birra.
È sempre gradevole assaggiare birre di diversi tipi e tutte di qualità.

La qualità presente nel pub in cui siamo andati è fuori discussione.
Poi è molto bello. Sembra un’antica nave. O meglio, un antico relitto di una nave. Molto bello l’arredamento, il design, l’idea concepita e realizzata.
Piacevole anche la musica di sottofondo, mai ingombrante.

Siamo stati molto bene.
L’atmosfera che si viene a creare in questo pub è molto intima, ma non eccessivamente, nel senso che hai la possibilità di chiacchierare con la compagnia con cui stai, senza che si sovrappongano eccessivamente altre voci e la musica alta e spesso fastidiosa in posti di socialità come questo, in cui serve chiacchierare davanti ad una birra (e anche al cibo, come nel nostro caso).

Ci ritorneremo molto probabilmente. E a breve anche.

Il servizio è un po’ lento ma è anche vero che abbiamo fatto un’ordinazione totalmente diversificata e abbiamo ordinato un mondo che abbiamo divorato da far schifo.

Quando siamo andati via, ovviamente siamo andati a pagare. Abbiamo speso un pochino, ma non eccessivamente. La qualità e la bontà si pagano. E noi c’è da dire che le abbiamo pagate assolutamente il giusto.

Bella serata!
Da fare più spesso che fa bene.

Ridere durante un horror. Succede anche questo.

Ieri sera con la mia ragazza stavamo guardando un horror.
Insidious 3. Che sarebbe poi il terzo episodio della saga di Insidious e dei viaggi ancestrali durante il sonno in un mondo dominato da spettri e demoni cattivi. Il terzo capitolo non è altro che il prequel del primo episodio che continua nel secondo. Il terzo capitolo racconta l’inizio della saga.

Mi ricordo una scena che mi ha fatto ridere. Cioè, non mi ha fatto ridere la scena in se del film, ma il contorno fuori dal film, cioè l’accadimento avvenuto sulle poltroncine del multisala.
In un’inquadratura molto scura, di una stanza la buio, c’era in primo piano un baby monitor (o una cosa simile; forse più che un monitor video era un monitor audio, passatemi il termine) che si è acceso e dal quale è fuoriuscita prima una voce demoniaca, versi più che parole, e poi il vagito del bambino.
Ma prima che la scena si sviluppasse così, all’inquadratura di questo apparecchio la mia ragazza, esclamando a bassa voce, mi ha chiesto sorpresa cosa c’entrasse nella scena un deodorante spray. Guardandola di traverso ma amorevolmente le ho detto con ironia che non era un deodorante.
Quando si è resa conto della gaffe non è arrossita, ma si è messa a ridere cercando di soffocare la risata con per non fare rumore, ma il tentativo è riuscito malamente. Ha soffocato la sua risata solo in parte, quel tanto che basta per non fare casino, ma non riuscendo ad evitare qualche sguardo di rimprovero o qualche classico “shhhh” di intimidazione per fare silenzio dai vicini di poltrona. Non ha fatto casino, ma un po’ disturbo l’ha creato. Per pochi secondi eh, sia chiaro. I bacchettoni però alla fine non se la sono presa a male e a noi non è importato della figura non proprio buona. È stata una bella scena, sia nel film che fuori dal film.

Vabbè, ritornati alla normalità poi siamo riusciti a gustarci e goderci per intero il film senza altre scene di questo tipo.
Solo qualche sobbalzo tipico dei film horror. Di quelli ben fatti ovviamente. Come Insidious 3. Come tutta la saga di Insidious.

Alla fine della proiezione siamo usciti soddisfatti.
Tornati in macchina, visto che era sabato, abbiamo deciso di andare in birreria.

Durante il tragitto dal multisala al pub, abbiamo rimarcato più volte quella scena ilare, atipica nell’atmosfera di un film horror.
E abbiamo di nuovo sorriso su quella gaffe innocente.

Ho avuto un colloquio di sabato

Sabato scorso, di mattina, sono stato chiamato dal direttore di un’azienda che vende software gestionali e servizi telefonici per avere un colloquio di lavoro.

Mi ha spiegato il direttore che la convocazione è avvenuta di sabato perché quella settimana, dal lunedì a venerdì, non ha avuto un minuto libero per preparare i colloqui e siccome necessita di assumere giovani laureati non poteva permettersi di iniziare i colloqui la settimana successiva, ma li avrebbe dovuti necessariamente iniziare quella stessa settimana – e proseguirli la prossima – per accorciare i tempi, e quindi si era reso necessario lavorare anche il sabato.

Il direttore mi aveva contattato telefonicamente il giorno prima, raccomandandomi la puntualità.
In effetti sono stato puntuale.

Prima di salutarci mi ha anche detto di non fare caso al disordine che avrei trovato quella mattina perché il sabato di solito non si lavora e quel giorno sarebbe stato un giorno lavorativo straordinario per lui. Il sabato nella ditta è giorno di pulizie.

Infatti, appena messo piede nella sala d’attesa della ditta ho subito sentito odore di prodotti per pulire, detersivi, spray e c’era una strana sensazione di calma.

Di tanto in tanto passava la donna delle pulizie con stracci e scopa. Nella sala d’attesa girava imperterrito un aspirapolvere robot che sapeva il fatto suo, sapeva dove andare e cosa fare.

La sala d’attesa, nonostante il disordine dovuto alle pulizie, era comunque molto accogliente. Aveva pareti calde, colorate di un rosso opaco e di bianco; aveva a terra una moquette sempre rossa e la mobilia non era ingombrante. Direi che la cura dell’estetica è stata tanta e il risultato eccezionale.

Da lontano ho visto poi arrivare la segretaria che mi ha chiamato. Dopo aver preso le mie generalità mi ha detto di attendere ed è entrata, dopo aver bussato e aver ricevuto il permesso di entrare dal capo, nell’ufficio del direttore annunciandomi.

La segretaria si è affacciata dall’uscio e mi ha fatto cenno di entrare.

Dopo aver chiesto permesso sono entrato.

L’ufficio del direttore era totalmente diverso dal caos da giorno delle pulizie che c’era in tutto il resto della ditta, negli altri uffici. L’ufficio del capo era austero, ma accogliente, sobrio, ma al contempo elegante.

Dopo esserci scambiati i convenevoli abbiamo un po’ parlato delle mie esperienze, del perché vorrei lavorare in quella ditta, della tipologia di lavoro che dovrei fare, delle mansioni che mi spettano, del contratto e di tante altre cose. Le classiche cose che si dicono in quei dieci o quindici minuti di colloquio.

Dopo aver abbandonato le formalità di rito e le informazioni lavorative abbiamo chiacchierato del più e del meno fino a che non è arrivata la segretaria che ha annunciato al direttore che c’erano altre persone con cui parlare, altri colloqui da fare.

Ci siamo salutati dunque, e il direttore che mi ha detto che mi avrebbe richiamato al termine dei colloqui, tra circa una settimana.

Ho avuto una buona impressione su tutto.
Ora attendo che la chiamata. La settimana è quasi passata.

Speriamo bene…

I prestiti personali veloci

I prestiti personali veloci sono finanziamenti che tutte le persone possono richiedere a banche o finanziarie per avere soldi a disposizione da spendere in progetti importanti, in poco tempo. A differenza dei prestiti tradizionali richiedono tra le 24 e le 48 ore di tempo per essere erogati e, in alcuni casi, permettono di richiedere somme di denaro importanti, fino a 70.000 euro.

Sono molto apprezzati da persone lavoratrici o da pensionati, che richiedendo prestiti veloci possono avere subito la liquidità necessaria per mandare in porto un progetto o per pagamenti molto urgenti. Per accedervi è necessaria la busta paga o il documento che certifica la pensione mensile riscossa: l’ente che eroga il prestito, successivamente, svolge i dovuti controlli per verificare che il soggetto richiedente non faccia parte della lista dei cattivi pagatori, presente nelle Cenrali Rischi.

In alcuni casi l’accesso al prestito veloce può essere richiesto mediante cessione del quinto, un metodo sicuro e che non dà problemi a ricordare la data in cui dover pagare la rata per rendere il denaro ricevuto. Fondamentalmente si tratta di un metodo mediante il quale ogni rata sarà pari al quinto dello stipendio (o della pensione) che verrà trattenuto direttamente dal datore di lavoro il quale si muoverà per restituire tutto alla finanziaria.

La somma ricevuta con una formula di prestiti personale veloce può essere versata all’ente erogatore anche mediante rimborso RID – Rapporto Interbancario Diretto -, ovvero tramite addebito sul conto corrente. Per accedervi, la persona che ha bisogno del prestito dovrà portare alla banca un documento che attesti il reddito familiare, cosicché l’ente erogatore possa svolgere i dovuti controlli sull’affidabilità del creditore richiedente.

E’ possibile richiedere prestiti personali veloci direttamente presso una banca, una finanziaria ma anche online. Molti enti che danno finanziamenti, infatti, si sono mossi per offrire agli utenti in cerca di somme in prestito, con siti web appositi e sicuri.

Generalmente l’unica garanzia richiesta per un prestito personale veloce è la busta paga o la dimostrazione della pensione ricevuta mensilmente, a differenza dei prestiti non veloci non c’è bisogno né di un garante esterno, né di ulteriori garanzie come per esempio la fideiussione.

Leggere sempre con molta attenzione il contratto propostoci è una cosa importantissima, sia per chi richiede il prestito personale veloce online, sia per chi si rivolge fisicamente a un istituto di credito. Questo permetterà di stare tranquilli e di essere sempre a conoscenza delle modalità di pagamento richieste dalla banca o dalla finanziaria per la restituzione del credito e degli eventuali interessi.

Il nuovo trapano a colonna per il mio hobby

Nel mio tempo libero mi piace dar sfogo alla mia creatività ed al mio particolare hobby.
In garage mi sono ritagliato tempo fa un piccolo angolo creativo. Mi piace costruire cose di varia natura, o anche modellini, lavorando con legno e metallo.
Questo piccolo angolo, pian piano si è allargato con l’introduzione sempre maggiore di nuovi strumenti per lavorare questi materiali; via via sempre più strumenti che rendono più facili i risultati raggiunti nel tempo libero impiegato nel mio hobby preferito.

Mi sono accorto però che mi manca uno strumento che invece mi sarebbe molto utile. Quindi dovrò provvedere a comprarlo. Si tratta del trapano a colonna.
Lo considero quasi uno strumento fondamentale.

Devo cercare il trapano a colonna più adatto a me, dunque, per lavorare al meglio il legno.
Poi mi potrebbe essere utile per qualche lavoretto fai da te in casa.
Spendere soldi per comprare uno strumento per farsi un lavoro da sé, è sempre meno costoso che assumere qualcuno che lo faccia per noi. Ovviamente questo ragionamento va fatto laddove si è in grado di fare bene quel lavoretto, altrimenti ben venga chi lo fa per noi.
Per fare certi tipi di lavoro occorrono gli strumenti giusti.
Comprare un trapano a colonna implica il fatto che lo si può utilizzare ogni volta che lo si vuole, non solo per provvedere ad una determinata cosa. Ovviamente lo si userà finché tiene, finché non sarà vecchio e totalmente usurato per il troppo utilizzo.

Quando si acquista un trapano a colonna vanno tenuti presenti alcuni aspetti: la potenza espressa in watt che sta a significare che la potenza migliore del trapano è quella adatta ed utile allo scopo specifico che intendiamo realizzare o all’uso generale che se ne vuole fare, e poi meglio ancora se il trapano è a basso consumo; la velocità a vuoto in uscita, cioè la velocità di rotazione espressa sempre in giri al minuto; il numero di velocità su cui un trapano si può attestare; il peso del trapano ed infine il prezzo che può variare da meno di 150 euro ad oltre 200 euro.
La scelta di un modello rispetto ad un altro dipende da tante variabili e prima fra tutti, come detto, il modo in cui si intende usare il trapano a colonna. Nella scelta finale ciò è fondamentale.

Il trapano migliore è quello che riesce a soddisfare le esigenze di chi lo usa.
Il prezzo di un trapano a colonna è più o meno lo stesso di altri strumenti simili per il fai da te.
Nella vasta gamma di trapani bisogna considerare il valore e le caratteristiche specifiche di ogni singolo modello.